Il Durello è entrato nella mia vita per caso, durante una degustazione di molti anni fa. Poi me ne sono dimenticata, finché non è ricomparso quando cercavo di fare un po’ d’ordine nella mia personale mappa del metodo classico italiano.
È stato in quel momento che ho capito una cosa semplice: il Durello merita la dovuta attenzione.
Partiamo dall’inizio. Siamo sulle alte vallate dei Monti Lessini, tra le province di Verona e Vicenza: un ambiente naturalmente vulcanico che segna in modo indelebile i suoi vini. I suoli, ricchi di basalti e tufi carichi di ferro e magnesio, nutrono la vite e regalano al vino un’impronta minerale affilata e inconfondibile. La porosità di questi terreni trattiene calore e umidità, rilasciandoli gradualmente quando le radici ne hanno più bisogno. Terreni generosi, ricchi, che richiedono pochi interventi esterni e favoriscono una viticoltura più sostenibile.
La Durella è un vitigno antico e ruvido, un tempo considerato il vino di casa e chi lo beveva aveva letteralmente fegato, vista l’acidità importante. Ha conosciuto una seconda vita grazie all’intuizione di alcuni produttori visionari. Tra questi, Fongaro, che sono andata a trovare di recente (ma ci arriviamo).
Un’altra nota importante: il Consorzio Durello Monti Lessini conta appena 34 cantine consorziate. E di queste 34, soltanto due producono esclusivamente metodo classico. Una manciata, se confrontate con le altre aree spumantistiche italiane: oltre 260 in Oltrepò Pavese, 120 in Franciacorta, 69 per il Trento DOC, circa 70 in Alta Langa, solo per citarne alcune.
Questo dà la misura di quanto il Durello sia ancora una nicchia, poco conosciuta e, lasciatemelo dire, ingiustamente. I custodi della Durella portano avanti un lavoro enorme di tutela, diffusione e approfondimento. E meritano riconoscenza, soprattutto da parte di chi, mettendo il naso dentro un calice, sa riconoscere il valore di un vino di altissima qualità.
Come detto esistono (al momento, spero che la sfida si aperta anche per qualcun’altro!) solo due cantine che utilizzano esclusivamente il metodo classico per la loro Durella: una di queste è Fongaro.

Siamo a Roncà, nella valle più ad est della provincia di Verona. La sua storia è semplice, a metà degli anni 70 quando avviene il rilancio della Durella, Guerrino Fongaro mette anima e corpo nel suo progetto di coltivarla e produrla esclusivamente in versione spumantizzata. Dopo 50 anni e molta acqua sotto i ponti, alla guida di Fongaro c’è Tanita Danese che ne ha preso le redini giovanissima.
Solo 5 referenze, di cui 4 100% Durella e una Cuvée Extra Brut con minime percentuali di Incrocio Manzoni e Chardonnay (per chiare ragioni di mercato che comprendo).
- Viola – affinamento minimo 42 mesi (la prima etichetta di Fongaro)
- Verde – affinamento minimo 48 mesi (la mia preferita!)
- Nera Brut – affinamento minimo 72 mesi
- Nera Pas Dosé – affinamento minimo 72 mesi (da 3 anni, vincitrice dei Tre Bicchieri Gambero Rosso)

Per tutte la parola d’ordine è freschezza. I frutti esotici per le prime due etichette, e i tipici sentori del metodo classico per le ultime, che si sprigionano al naso, solleticano subito il palato poi ampiamente soddisfatto dal sorso fresco e minerale.
La produzione totale è di 60.000 bottiglie, la vendemmia è manuale, il remuage anche. L’impronta è chiaramente artigianale che imprenditoriale, adesso capite perché chiedo una maggiore attenzione al Durello? A mio avviso lo storytelling di questo prodotto e di questo territorio è pronto, prontissimo per essere diffuso e raccogliere consensi.
Lancio il mio bengala: il Durello ha già avuto il coraggio di essere se stesso, adesso aiutiamolo a farsi conoscere.
Il coraggio di essere Durello in 3 punti:
- identità territoriale forte
- unicità del prodotto
- predisposizione del vitigno ai cambiamenti climatici in atto (e futuri)
Per conoscere Fongaro e i suoi metodi classici:
Indirizzo: Via Motto Piane 12, 37030 Roncà (VR)
Contatti: info@fongarospumanti.it , 045 7460240
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